Bullismo a scuola e cyberbullismo
la nuova frontiera dei bulli


Staff Giocattoleria.it





La nuova frontiera del bullismo:
il cyberbullismo, ovvero il bullismo informatico

 

Il computer, internet, i cellulari, i videofonini... che belle invenzioni. Ci permettono di restare in contatto continuo con le persone a noi care e di conoscerne di nuove. Ci consentono di informarci, di giocare, di sfogarci su community online, di poter sviluppare maggiormente i nostri interessi. Di “incontrare” virtualmente delle persone, e di interagire con loro anche se vivono dall’altra parte del nostro caro pianeta.

Ma i “contro” di queste tecnologie, ormai sviluppate e ben avviate alla sempre crescente espansione, non hanno tardato a farsi sentire. Tra i diversi rischi che la rete nasconde, vecchi o nuovi che siano (truffe, clonazioni di carte di credito, furto di password, pedofilia, violazione della privacy, ecc.), possiamo annoverare la rapida crescita di un fenomeno già noto nella vita “reale”: il bullismo.





Per la maggior parte delle persone, probabilmente, questo termine evoca pensieri legati al comportamento nelle scuole, negli oratori, nei parchi o in altri punti di ritrovo per bambini e ragazzi. Di conseguenza, i gesti di cui si compone il bullismo classico sono parole, percosse, sputi, piccoli furti, denigrazioni; atteggiamenti che riguardano il vissuto materiale, fisico, e che sicuramente ha fatto (e fa) parte della vita di tanti ragazzini e giovani di varie età.




Ma dal momento in cui il bullying ha deciso di sposarsi con le nuove tecnologie (preferendo internet e telefonia mobile), esso è diventato cyberbullismo, dal termine anglosassone cyber bullying.

Perché questa denominazione? La parola cyber si riferisce appunto all’acquisita componente dell’increscioso fenomeno, che è la novità principale che lo rende in una certa misura più difficile da combattere e da estirpare alla radice. Per cyber bullismo si intendono tutti quegli atti che una persona (il persecutore) dirige verso una vittima, volti all’oppressione e talvolta anche all’estorsione. Tutti i comportamenti persecutori si avvalgono della trasmissione elettronica, via sms, mms, video, e infine Internet, il medium che negli ultimi 15 anni ha rivoluzionato il nostro modo di concepire e vivere la vita e gli spazi.





Le motivazioni che spingono i cyber bulli ad agire negativamente sono essenzialmente le stesse che muovono i bulli tradizionali: puro divertimento all’interno della classe, definizione di autorità all’interno del gruppo, invidia verso un individuo particolare, e così via. Vi sono tuttavia delle importanti differenze che rendono il cyber bullismo più infido rispetto a quello che tutti conosciamo. Innanzitutto, il bullo elettronico può essere tanto crudele e minaccioso online, ma magari buono e tranquillo offline; il web, infatti, offre tante maschere quante sono le identità che una persona desidera crearsi. E queste possono essere appunto molteplici e diverse tra loro. Di conseguenza, dietro la copertura della virtualità un ragazzo può trastullarsi con attività, negative e lesive verso terzi, che nella normale vita di tutti i giorni non oserebbe nemmeno praticare.





La vittima, che invece sovente è tale anche nel contesto non virtuale, può subire danni più gravi alla personalità a causa del bullismo elettronico; se le minacce, le offese e le calunnie tradizionali facenti parte della vita vissuta fisicamente – terminano con la fine delle ore di lezione o il rientro a casa, con il cyber bullismo il destinatario di questi atti scorretti non tira un sospiro di sollievo nemmeno tra le mura domestiche.

L’oppressione, infatti, raddoppia, perché viola l’intimità e la sicurezza che viene percepita psicologicamente nel proprio domicilio, in qualsiasi ora e anche ogni giorno della settimana; Internet è un medium che ormai è entrato a far parte in larga misura della nostra quotidianità, e non solo fuori casa ma anche dentro di essa.






Un’indagine condotta da Eurispes e Telefono Azzurro rileva quanto siano diffusi oggi i personal computer tra i bambini e gli adolescenti: il 92.5% ha risposto “si” alla domanda “hai un computer in casa?”, mentre il 46.6% di essi dispone del PC nella propria stanza. Quest’ultimo dato deve essere considerato particolarmente significativo: molti bambini (precisamente il 33.6%) naviga senza la presenza dei genitori, in totale libertà, sulla grande rete. Ciò porta ad una maggiore esposizione a tutti i rischi connessi all’uso di internet, compreso il sopra citato cyber bullismo; questo vale per il popolo dei piccoli internauti, circa il 48,2% degli intervistati (sempre nell’indagine Eurispes e Telefono azzurro).


I cyber bulli, comunque, non agiscono solo tra le mura della loro stanza, e le vittime non vengono colpite dal bullo elettronico solo in casa loro; infatti è stato rilevato che nelle scuole è frequente l’accesso a internet, e durante le sessioni di connessione potrebbero essere perpetrate azioni volte a danneggiare la privacy altrui, oppure a infangarne l’immagine.



Quali sono le tipologie di atti etichettabili come cyber bullismo? Minacce e scherzi via email e via chat, chiamate cyberharassements o cybertalkings; denigrazioni con diffusione di notizie, perlopiù false, che ledono la dignità della persona, all’interno di chat o di community online, e conseguente esclusione; diffusione di immagini o video che riprendono la vittima, a sua insaputa oppure no, in momenti particolari (intimi, di scherno, ecc.), pratica chiamata “happy slapping”. Quest’ultima azione può rivelarsi particolarmente dannosa per chi la subisce, in quanto si vede rovinata la reputazione, l’onore, la propria immagine; il materiale esposto su internet, infatti, gode di notevole possibilità di espansione, di accessi e visite, da parte di tutta la popolazione mondiale che dispone di una connessione internet.



I danni causati da questi comportamenti scorretti sono seri: il sito www.cyberbullying.us mette a disposizione documentazioni e ricerche che rilevano una percentuale, corrispondente circa all’8% dei partecipanti allo studio, riguardante vittime sofferenti di depressione, predisposte alla fuga o al non tornare a scuola, a non uscire, e addirittura al suicidio. Questo è dovuto al fatto che solitamente il cyber bullo mina, in modo consistente, la sicurezza della sua “preda”, la quale diviene appunto insicura, perdendo autostima; inoltre essa può temere di affrontare anche la propria vita offline a causa delle intimidazioni ricevute in rete, o via sms.

Come affrontare il fenomeno? Nancy Willard, direttrice del Centro Per L’uso Responsabile e Sicuro di Internet (Center for Safe and Responsible Internet Use) e di www.cyberbullying.org , autrice di due libri sul tema, dispensa consigli indubbiamente utili su come “prevenire e curare” il fenomeno del cyberbullismo. Ella si rivolge a tutti i piccoli cybernauti, e in particolare ad entrambe le categorie di coloro che sono i protagonisti del fenomeno dilagante: le vittime e i bulli. Ecco in breve i consigli che la Willard fornisce alle vittime (oltre ai comuni “non fornire nessuna informazione personale \ immagine di sé stessi sul Web): non dare alcun potere ai cyber bulli; essi vogliono apparire forti e migliori agli occhi degli altri, per cui è meglio non rispondere a loro in un modo che lasci intendere che si prova paura o rabbia.


se internet può favorire il mascheramento della loro identità, facendo sentire i bulli più forti e sicuri di sé, anche la vittima può cogliere dei vantaggi da questa mancanza di contatto faccia a faccia (dal termine anglosassone “lack of facetoface contact). Infatti, chi è soggetto a cyberbullismo può, tramite la maschera offerta dalla virtualità della conversazione, ponderare meglio le proprie risposte, senza lasciarsi intimidire, cercando di scrivere repliche tranquille (anche se apparentemente), togliendo importanza alle offese perpetrate dal bullo elettronico.

Una volta ricevute minacce, offese, o quant’altro possa rientrare nel fenomeno del cyberbullying, si possono mostrare queste ultime anche ad amici, o meglio se ad adulti o genitori, per ricevere consigli e chiedere l’aiuto necessario. Come accennato sopra, questi non sono gli unici suggerimenti forniti dalla scrittrice; la sua ricerca e il suo contributo ai giovani vanno molto più a fondo, in quanto ella cerca di portare le vittime stesse alla riflessione sul comportamento scorretto di un bullo, per evitare che queste si “rifacciano” a loro volta su altri soggetti, più deboli, agendo negativamente e diventando cyber bulli.






I noltre, nelle argomentazioni riguardo questo tema, la Willard non esclude gli oppressori, non li emargina additandoli superficialmente come i “cattivi” della storia; li considera semplicemente come dei giovani che sbagliano nel modo di rapportarsi con i coetanei e gli adulti. Quindi, ecco i cosiddetti “Tests” (domande) che un bullo dovrebbe porsi (o perlomeno che un adulto dovrebbe porre al soggetto aggressivo): la “Regola d’oro” Golden Rule :“Come ti sentiresti se qualcuno facesse questo a te?” la domanda dell’Adulto fidato: “Cosa penserebbe un adulto, del quale rispetti l’opinione, come un nonno o un allenatore, delle tue azioni?” la domanda della “Prima Pagina”: “Come ti sentiresti se le tue azioni fossero riportate nella prima pagina di un quotidiano?” la domanda “Mondo Reale”: “Sarebbe corretto se agissi in questo modo nel mondo reale?”
E’ ovvio che un appello, per poter prevenire o perlomeno arginare il fenomeno, va fatto soprattutto ai genitori e alle scuole, i quali dovrebbero operare congiuntamente nell’educazione dei ragazzi.


La “nota negativa” è che spesso Internet viene sottovalutato dagli adulti, specialmente da coloro che non possiedono un’adeguata conoscenza del medium; ciò porta spesso a sminuire le azioni che i propri figli compiono online, come se si trattasse solo di un semplice gioco quando, invece, un gioco non è. La virtualità del mezzo di comunicazione non deve ingannare: i danni sono gravi e molteplici per le vittime, e i genitori irresponsabili possono incorrere anche in denunce e sanzioni.
Per quanto riguarda la scuola, occorrono delle misure di sicurezza, che garantiscano degli accessi alla rete controllati: le connessioni dovrebbero avvenire tramite username (nome scelto o nome reale) e password, assegnati dall’istituto scolastico stesso. In questo modo si può risalire allo storico delle azioni dell’utente connesso, e rintracciare eventuali cyber bulli. Non solo gli adolescenti, ma anche i bambini alle volte trovano difficoltà nel comunicare esperienze estremamente umilianti e negative agli adulti, anche se benvoluti.




La montagna più ardua da scalare è quella che mira a guidare i ragazzi al dialogo e a parlare con chi di dovere, infondendo in loro sicurezza e comprensione; questo rimane basilare per poter aiutare i propri figli in modo concreto.

Come aiutare il proprio figlio ad affrontare il bullismo e a non diventare un bullo
Diversi siti (come ad esempio quello della Polizia di Stato) mettono a disposizione dei consigli utili per aiutare i genitori ad aiutare i propri figli. Sembra un gioco di parole, ma è un approccio di grande utilità: spesso capita ai genitori di non accogliere dei segnali “comportamentali” che i propri pargoli lanciano inconsciamente nell’ambiente famigliare. Questa non è un’accusa che mette in dubbio la bontà del ruolo del genitore, ma una realtà possibile, in quanto non tutti siamo dei perfetti psicologi, e tantomeno non serve rimanere sempre ansiosi ponendo la prole sotto una campana di vetro.

Quindi alcuni esperti si sono attivati per poter dare una mano a tutti coloro che si trovano a svolgere il ruolo di genitore, aiutando ad identificare nei bambini o ragazzi degli atteggiamenti “sospetti”, che possono essere indice di problemi nella vita sociale fuori da casa. Chi è vittima del bullismo, sia quello classico che quello cyber, tende a non parlare del suo problema, sia perché si vergogna sia perché teme ulteriori ripercussioni di azioni e minacce da parte di chi lo perseguita. Come poter capire se il vostro bambino è vittima del bullismo? Ecco alcuni comportamenti da tenere d’occhio: rifiuto di recarsi a scuola senza motivo apparente, con costante richiesta di

  • essere accompagnati
  • tensione, pianto “facile”
  • sonni agitati
  • richieste frequenti di denaro
  • presenza di lividi o segni di violenza sul corpo del bambino o del ragazzino
  • assenza di una vita sociale fuori casa, assenza di amicizie
  • rifiuto costante di raccontare quanto avviene a scuola o comunque in altri luoghi di ritrovo per giovani.

La soluzione migliore, se si notano simili atteggiamenti, è quella di cercare di parlare al proprio figlio, facendogli capire che determinate azioni, se da lui ricevute, non devono essere assolutamente accettate in quanto scorrette, incoraggiandolo a confidarsi. Probabilmente potrebbe essere restio, temendo un vostro intervento; meglio, quindi, prendere provvedimenti in momenti in cui non sia presente, ad esempio andando a parlare con le maestre o professoresse a scuola, privatamente, e, se necessario, col preside. La scuola ha infatti una grande responsabilità nell’educazione dei ragazzi, ed è bene che determinati atteggiamenti scorretti, se si verificano in quella sede, siano portati alla luce agli occhi degli insegnanti, e che vengano presi i giusti provvedimenti.

Un secondo passo che il genitore deve assolutamente compiere è quello di rinforzare l’autostima del figlio vittima di bullismo; i bulli, infatti, di ogni tipo, sia cyber che non, minano non solo il senso di sicurezza “fisico” della persona, ma anche la sicurezza interiore, unitamente alla stima di sé, che è una cosa preziosissima da salvaguardare, specie quando un bambino si affaccia all’adolescenza. A questo proposito è da sottolineare, parlando con chi subisce azioni negative, che ciò che gli viene fatto non è a causa sua o del suo modo di essere, e che non c’è niente di sbagliato nella sua persona. Aiutandolo a trovare i propri pregi, infatti, la vittima può riuscire a non dare più credito a quanto gli viene detto dai persecutori, e trovando nuovamente fiducia in sé può ricostruirsi un giro di amicizie, che gli consentiranno di affrontare molto meglio la socialità esterna al nucleo familiare.

Un’altra importante questione di cui bisogna tener conto, è la possibilità che chi è vittima di bullismo divenga a sua volta un bullo. Spesso, infatti, chi è bullo è fragile, e subisce persecuzioni da parte di altri soggetti; in questo modo esercita la sua “forza” rifacendosi su altre persone, apparentemente più fragili. Questo è un comportamento ovviamente e chiaramente sbagliato; per fermare il bullismo bisogna spezzare questa catena.

I genitori sono parte fondamentale nell’insegnare ai propri figli cosa non bisogna fare al prossimo e come ci si comporta civilmente e correttamente. Alcuni studi hanno dimostrato come i bulli siano bambini provenienti da un ambiente familiare troppo permissivo e poco coercitivo, almeno quanto basta per fornire un’adeguata educazione. Oltretutto è fondamentale insegnare al bambino ad esprimere la propria rabbia e aggressività in modo costruttivo, senza nuocere gli altri; fornirgli un buon esempio partendo dal contesto domestico; essere sinceri con se stessi e con gli altri; ma soprattutto aiutarli ad imparare ad identificarsi con gli altri, a “mettersi nei loro panni”, per poter capire meglio quali possono essere le conseguenze dei propri comportamenti.



Per distruggere il bullismo è necessaria la collaborazione continua tra scuole e famiglie; alcuni istituti si sono attivati per affrontare in classe il discorso bullismo, senza presentare solo un modello punitivo per i “peccatori”, ma cercando piuttosto di avanzare un argomento di modo che tutti potessero sentirsi responsabili delle proprie azioni, e che riuscissero a trovare delle soluzioni appropriate al problema, insieme, ragazzi forti e fragili compresi. Discussioni che mettono tutti alla pari, come ragazzi con diversi problemi, chi più o chi meno; con la necessità di creare un ambiente solidale e socievole, che aiuta il prossimo, che non chiude le porte in faccia a nessuno, né ai vincitori né ai vinti.












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