Giochi Di Dragon Ball Per Game Boy Advance

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autoredi data26 Luglio 2008 - 12:07 commentiNessun commento 18581 letture

DRAGON BALL PER GAME BOY ADVANCE

Giochi Di Dragon Ball Per Game Boy Advance

Come sappiamo i giochi di Dragon Ball esistono praticamente su qualsiasi console. In questa sezione troverete un rapido stralcio su quelli che sono i titoli migliori per questa stessa console con le relative informazioni utili per eventualmente scegliere quello che vi piace di più.

Giochi Di Dragon Ball Per Game Boy Advance

Una delle saghe più importanti in assoluto, se non la più importante per Game Boy Advance è stata quella di The Legacy of Goku. Il titolo completo è Dragon Ball Z: The Legacy of Goku, prodotto uscito anche qui in Italia con il titolo di: Dragon Ball Z: Il destino di Goku. Di questa saga in realtà  esistono solo due capitoli ufficiali, mentre il terzo ha un nome un po’ diverso forse perché purtroppo queste due saghe non hanno goduto del successo atteso dalla produzione, chi lo sa. Più nello specifico in Dragon Ball Z: The Legacy of Goku erano disponibili la bellezza di ben tre barre di volo con le quali era possibile far volare il proprio personaggio in qualsiasi momento lo si desiderasse.

Dragon Ball Z: The Legacy of GokuDragon Ball Z: The Legacy of Goku

Questa caratteristica verrà  solo in seguito rimpiazzata con delle specie di pedane sulle quali premendo il pulsante A è possibile decidere quale che sarà  la nostra direzione che poteva essere non solo a sinistra o a destra come nella tradizione della maggioranza dei giochi in due dimensioni, ma anche in giù ed in su dal momento che Dragon Ball Z: The Legacy of Goku era un titolo in pseudo 3 D.

Per quanto concerne la storia va detto che essa inizia con la saga dei saiyan e termina poi con quella di Freezer durante la quale il nostro eroe Goku sconfigge il perfido essere e mette in salvo tutto quanto l’universo. Il continuo di Dragon Ball Z: The Legacy of Goku è appunto Dragon Ball Z: The Legacy of Goku 2 la cui trama riprende esattamente da dove era stata interrotta e cioè con l’arrivo del protagonista Goku sul pianeta Terra dopo che era stato accolto da un popolo alieno di natura fondamentalmente pacifica.

In seguito, dopo la saga degli androidi, Dragon Ball Z: The Legacy of Goku 2 inizia a parlare anche della saga di Cell ed inoltre permette al giocatore di conoscere alcuni aspetti di svariati O A V (Original Anime Video) e film completamente inediti e nuovi. Altra novità  molto rilevante di questo titolo era il fatto che, a differenza del primissimo capitolo dove era possibile vestire i panni solo di Goku con tutte le conseguenze che ne derivavano (di fatti Goku per la maggior parte del tempo non è presente ed interviene solo a giochi fatti), qui è possibile vestire i panni di moltissimi altri guerrieri come ad esempio, Piccolo o Junior, Vegeta, Gohan e Trunks del futuro.

Tra le altre cose, poi, se il giocatore portava a termine tutta quanta l’avventura poteva anche sbloccare un altro personaggio di nome Mr Satan con il quale dare vita ad un’altra avventura. Nonostante queste nuove caratteristiche davvero molto interessanti, purtroppo Dragon Ball Z: The Legacy of Goku 2 non riscosse un grandissimo successo anche se andò in qualche modo a risollevare le sorti di questa saga così bistrattata. Poiché la società  non aveva più molti fondi per gestire tutti questi progetti fu costretta a fare parecchia economia con il terzo ed ultimo capitolo di questa saga e cioè Dragon Ball Z: Buu’ s Fury.

Dragon Ball Z: Buu' s Fury

Questo ennesimo capitolo è ambientato subito dopo le vicende del secondo Legacy of Goku e ripercorre quindi tutte quante le avventura della saga di Majin Bu. Dal punto di vista grafico, purtroppo Dragon Ball Z: Buu’ s Fury non migliorava molto. I modelli erano stati ripesi paro paro dai vecchi progetti e semplicemente ritoccati un po’.

Per fortuna, però, qualche miglioramento era stato fatto sul piano della giocabilità . Ad esempio in questo capitolo era possibile utilizzare una sorta di tele trasporto attivabile solo ed esclusivamente tramite il personaggio di Goku, in più, la quasi totalità  delle locazioni del mondo era adesso disponibile. Ci si poteva muovere liberamente da un luogo all’altro in totale autonomia e questo di certo era una caratteristica che avvantaggiava di molto l’esplorazione. Una delle ragioni per cui secondo il nostro modesto parere la saga di Dragon Ball Z The Legacy of Goku non ebbe un grandissimo successo fu che tale saga era di genere gioco di ruolo, una tipologia di gioco che non è mai stata molto simpatica agli occidentali.

Tra le altre cose questi titoli erano stati prodotti in America e quindi non ebbero il supporto del merchandising giapponese così famoso per essere legato più ai giochi dragonball di ruolo che a quelli di lotta i quali invece andavano e vanno ancora per la maggiore negli stati uniti. In ogni caso, dal momento che, nel bene o nel male, Dragon Ball Z The Legacy of Goku era l’unico gioco di ruolo di un certo rilievo per questa console portatile, riuscì comunque a detenere il titolo per migliore gioco di ruolo ispirato al mondo di Dragon Ball Z per Game Boy Advance.

Dire che per Game Boy Advance esiste solo Dragon Ball Z The Legacy of Goku sarebbe però una vera e propria eresia. In realtà  esistono moltissimi altri titoli che hanno contribuito, se pur in maniera abbastanza relativa, allo sviluppo di questi giochi per console portatili. Tra i tanti ne vorremmo citare un paio minori.

Dragon Ball Z: Tai KetsuDragon Ball Z: Tai Ketsu

Il primo è Dragon Ball Z: Tai Ketsu, un gioco di lotta che riscosse uno scarso successo perché non riuscì in alcun modo ad offrire un buono spunto per titoli migliori. Tra le altre cose uno dei punti maggiormente deboli di questo gioco era la grafica con dei modelli in due dimensioni davvero orrendi e mosse completamente inventate o stravolte sia nella rappresentazione grafica sia nell’esecuzione.

Dragon Ball Z Collectible Cards

Dragon Ball Z Collectible Cards

Oltre a questo beat em up abbiamo anche Dragon Ball Z Collectible Cards che come il titolo suggerisce, presentava un gioco di simulazione nel quale era possibile collezionare un sacco di carte virtuale ed usare la connettività  del Game Boy Advance per poter eventualmente sfidare i nostri amici. Si trattava in questo caso di un gioco piuttosto sottovalutato in quanto per essere goduto a pieno era necessaria una profonda conoscenza delle regole del gioco e del sistema generale della sfida a carte, caratteristiche che di certo i giocatori occidentali non avevano.

Un gioco senza ombra di dubbio migliore basato questa volta sulla prima saga di Dragon Ball si intitola Dragon Ball Adance Adventure. In questo caso, di fatti, combattiamo nelle vesti di un Goku ancora piccolo, ma pieno di energie. La produzione di questo titolo è giapponese e si vede perché la qualità  di Banpresto non lascia affatto a desiderare! Questo gioco presentava una grafica rigorosamente in due dimensioni ampiamente supportata dal motore grafico del Game Boy Advance. Nel gioco era inoltre possibile selezionare due modalità  che si chiamano: avventura e battaglia. Nella prima delle due modalità  era possibile iniziare un gioco molto simile a quello di un Metal Slug e cioè una sorta di platform dove si doveva però sconfiggere un numero molto alto di nemici e di mostri per arrivare alla fine della nostra avventura.

Dragon Ball Adance AdventureDragon Ball Adance AdventureDragon Ball Adance Adventure

Mano mano che si superavano i vari stage ed i vari livelli il giocatore poteva comunque ripercorrere tutte le vicende del nostro piccolo grande eroe. Ad esempio, Dragon Ball Adance Adventure aveva inizio proprio quando Goku incontra per la sua prima volta la bella e seducente Bulma, poi si sviluppa tra le battaglie contro il Fiocco Rosso e contro il perfido Pilaf per poi giungere alla leggendaria battaglia finale contro il Grande Mago Piccolo e cioè il padre di Piccolo o Junior. Tutto questo solo per quanto concerne una modalità . Per quanto riguarda l’altra, invece e cioè quella di battaglia, era possibile usare una serie di personaggi, tra cui anche il mitico Tien Sing. Va detto, però, che per giocare con questi guerrieri era necessario sbloccarli prima nella modalità  avventura completando mano mano tutte quante le avventure e le missioni.

La rosa dei guerrieri, comunque, era abbastanza fornita in quanto metteva a disposizione anche il maestro delle tartarughe di mare Muten, il perfido Tao Bai Bai e persino il nonno di Goku, Gohan! Purtroppo il supporto del Game Boy Advance non permetteva un gran numero di mosse selezionabili, però va detto comunque sia che queste erano piuttosto varie. Tra esse vi erano la mitica Onda Do Don, la leggendaria onda energetica detta anche Kame Hame Ha, la lievitazione per salire su in aria e poche altre che non ci ricordiamo in questo momento.

A parte questo gioco, ve ne furono purtroppo altri due, appartenenti ad una saga del tutto secondaria, che forse furono in qualche modo sottovalutati. Questi due titoli erano Dragon Ball GT: Transformations e Dragon Ball GT: Transformations 2.

Transformations e Dragon Ball GT: Transformations 2

Entrambi i videogiochi, come si evince del resto dal titolo, erano basati e si ispiravano alla nota ultima serie di Dragon Ball, una saga che non era mai stata riconosciuta dai fan i quali sostenevano a loro volta che era stato lo stesso Akira Toriyama a non volerla. Tutti e due i giochi, benché avessero qualche buon presupposto, non furono comunque in grado di elevarsi sopra lo standard complice appunto la storia che non convinceva affatto e personaggi carismatici poco presenti. Tra le altre cose, poi, c’era chi accusava Dragon Ball GT: Transformations di essere un titolo forse un po’ troppo difficile e poco attuale in quanto presentava solo una modalità  di beat em up a scorrimento.

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La vera e propria rivelazione tra i giochi per Game Boy Advance fu Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors, un titolo in due dimensioni, ovviamente beat em up, che entrò nella rosa dei titoli del G B A così… un po’ in sordina, quasi senza farsi sentire. Nonostante tutto, però, fu un gioco che lasciò davvero il segno perché aveva introdotto un sacco di caratteristiche interessanti e davvero degne di attenzione. La prima è che in questo Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors era possibile giocare in squadre fino ad arrivare alla bellezza di tre concorrenti che sfidavano altri tre concorrenti.

In tale modalità  si era anche in grado di cambiare seduta stante il personaggio e tutto questo al costo di un quantitativo di energia davvero minima. Si poteva anche far apparire il nuovo personaggio in un altro punto dello schermo di gioco e questo era di certo molto utile nel momento stesso in cui si voleva schivare un attacco molto potente oppure quando si stava cercando di colpire il nemico alle spalle per sorprenderlo. In questo gioco poi erano anche presenti le serie di onde di energia anche chiamate Ki Blast di tipo debole, che però erano opportunamente affiancati da Ki Blast molto più forti.

Questa divisione di intensità  di attacchi (tra deboli e forti) era ovviamente stata applicata anche ai colpi normali quali calci e pugni e tutto questo rendeva di certo Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors un beat em up già  molto complesso. La quasi totalità  degli attacchi super speciali, poi, richiedeva circa il cinquanta per cento della energia dello spirito, fatta eccezione per alcuni che ne richiedevano la bellezza del cento per cento. L’importo di energia richiesto poi era anche di peso dalla posizione che assumeva il personaggio sullo schermo e rispetto al suo nemico.

Tanto per fare un esempio pratico Freezer era in grado di usare la sua temibile Death Ball solo ed esclusivamente se si trovava proprio sopra il suo nemico in una posizione perfettamente verticale. Nel caso in cui, invece, che questo perfido conquistatore spaziale si trovasse sotto il suo nemico allora egli avrebbe utilizzato una mossa con la quale egli usava la telecinesi per poter innalzare dei massi e scaraventarli poi in un secondo momento su il nemico. In Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors ciascun super attacco speciale possedeva poi una versione potenziata che era possibile attivare solo ed esclusivamente se si aveva eseguito la medesima mossa da una angolazione particolare con la barra del nostro Ki piena al cento per cento.

In quel momento, se il giocatore rispetta questa regola, vedrà  comparire sullo schermo del proprio G B A il disegno del proprio guerriero che sta preparando il colpo ed in seguito viene scagliata la medesima mossa che causa molti più danni del normale sul nemico stesso. Altra caratteristica molto interessante introdotta da Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors fu il Guard Limit System, un sistema con il quale si obbligava il giocatore a non giocare solo ed esclusivamente in difesa, ma ad operare in svariati modi aumentando così di un bel po’ il livello di difficoltà  del gioco.

In pratica quando un determinato personaggio continuava a parare i colpi di continuo senza fare praticamente nient’altro, un indicatore raggiungeva l’estremità  di una barra, che per l’appunto stava ad indicare il limite stesso di difesa e in quel caso il nemico sarebbe stato capace di stordire il nostro personaggio il quale a sua volta sarebbe stato colpito in maniera ripetuta fino a che la barra non sarebbe stata ripristinata.

Altra bellissima chicca era il fatto che se nello stesso identico momento in cui tutto ciò succedeva, il nemico era in grado di colpirci con un pugno di tipo forte, allora il nostro personaggio sarebbe stato scaraventato contro di una collina o addosso ad una qualche roccia gigante nelle vicinanze… proprio come in una qualsiasi puntata di Dragon Ball Z! Anche il sistema di controllo del guerriero in Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors era davvero ottimo; tanto per citare qualche esempio, tale beat em up presentava una modalità  di volo letteralmente illimitata, il che significa che ci si poteva spostare in aria senza alcun tipo di limite di tempo o di energia come invece accadeva in moltissimi altri titoli. Tutto questo aumentava di parecchio la godibilità  del gioco stesso.

Oltre a questo Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors metteva a disposizione al giocatore un numero letteralmente illimitato di prese ed anche una serie di comandi adibiti allo spostamento rapido del nostro guerriero il quale quindi poteva scegliere deliberatamente se muoversi normalmente o con la super velocità  la quale però consumava un bel po’ di energia. Questo espediente era molto utile in quanto rendeva i combattimenti molto più tattici e interessanti. Tra le altre cose, poi, in questo gioco era altresì possibile disporre di abilità  tutte differenti con effetti a sorpresa.

Ad esempio abbiamo il Kaio Ken di Son Goku il quale era in grado di far sprigionare nel personaggio un potere a dir poco infinito e al tempo stesso però diminuire i punti di vita. Anche questa idea serviva a dare grandissima profondità  al gioco stesso. Tra le tantissime modalità  che Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors metteva a disposizione per il suo pubblico così attento ve ne era una che si chiamava Modalità  Storia nella quale si poteva scegliere una delle tre saghe principali (ossia quella di Freezer, di Cell e di Majin Bu) della serie Z.

Il bello è che in tale circostanza non ci capitava solo di poter controllare un guerriero buono come Son Goku o uno majin che stava nella schiera dei buoni come Vegeta, ma anche guerrieri che nella serie erano crudeli e spietati!. In alternativa, se proprio ci si stufava di questa modalità  che comunque sia seguiva il canovaccio della saga di Akira Toriyama, era comunque possibile selezionare una seconda modalità  di gioco chiamata “E se…”. Dopo aver selezionato tale modalità  era poi possibile scegliere il nostro personaggio e vivere con esso una storia del tutto alternativa. Un esempio pratico lo abbiamo nel caso in cui avessimo scelto il principe dei saiyan e cioè Vegeta.

In tal caso in questa modalità , era lui che sconfiggeva Freezer e non Son Goku! Stessa cosa valeva se Freezer veniva selezionato: in tal caso era lui e non voi che era in grado di vincere e conquistare praticamente tutta quanta la galassia. Naturalmente, se tale modalità  si prendeva non poche libertà , era anche vero che si trattava del fiore all’occhiello di Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors dal momento che permetteva una giocabilità  ed una longevità  a dir poco infinita per tale titolo. Quanto alla rosa dei combattenti selezionabili, essa era davvero gigantesca e permetteva di poter scegliere fra numerose figure.

Non tutte, però, erano immediatamente disponibili in quanto alcuni combattenti si dovevano per prima cosa sbloccare in un negozio usando dei punti Z… altra invenzione davvero innovativa che farà  scuola in un sacco di beat em up futuri. Oltre a questo il giocatore nel momento stesso in cui sceglieva il guerriero doveva anche scegliere tre diversi tipi di livelli di potenza, ciascuno dei quali sbloccava talune mosse speciali ed in alcuni casi riusciva anche a cambiare l’aspetto del nostro guerriero. Un esempio tra tutti era proprio quello del principe dei saiyan, Vegeta, il quale poteva accedere al livello uno, un livello in cui egli aveva l’aspetto base, il livello due, un livello in cui egli era trasformato in super saiyan, e il livello tre, un livello in cui egli era trasformato in Majin Vegeta, e cioè la versione di Vegeta posseduta da Majin Bu.

I vari livelli di potenza in Dragon Ball Z: Super Sonic Warriors non determinavano solo il tipo di mosse da usare e l’aspetto esteriore, ma erano anche determinanti nel momento in cui si doveva formare una squadra nella modalità  apposita. In tale tipo di modalità , di fatti, si potevano usare al massimo tre personaggi di livello uno oppure un personaggio di livello due e due personaggi di livello uno oppure ancora due personaggi di livello due oppure ancora un personaggio di livello tre ed un personaggio di livello uno, quindi esistevano combinazioni fino a tre personaggi per un totale di ben quattro livello.

Tale sistema comunque sia, implicava anche il fatto che i vari guerrieri non erano assolutamente in grado di trasformarsi nel corso del duello cosa che potevano fare in altri giochi. Si trattava forse di un notevole limite, ma d’altra parte aiutava parecchio il giocatore a far ragionare la testa e pensare al metodo più giusto ed efficace per formare una qualsiasi squadra.


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