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Pool of Radiance 2: Ruins of Myth Drannor PC

Pool of Radiance 2: Ruins of Myth Drannor PC

Nel 1988, SSI pubblicò un titolo destinato a rivoluzionare il mondo dei giochi di ruolo su computer. Questo capolavoro era Pool of Radiance, e rappresentava la prima conversione completa delle regole del GdR da tavolo “Advanced Dungeons & Dragons” su computer. Il programma ebbe un enorme successo, e aprì la strada alla generazione di giochi che, negli anni novanta, ci avrebbe dato Baldur’s Gate (BG per gli amici). Mandando avanti veloce il nastro della storia, eccoci proiettati al 2001. SSI, ancora proprietaria dei diritti sul titolo, decide di pubblicarne l’atteso seguito. L’avventura, ambientata nelle immense vestigia della città  elfica maledetta di Myth Drannor, vede un gruppo di quattro coraggiosi avventurieri indagare sull’indebolimento del Mythal, una cortina magica eretta per contenere la forza negativa che permea le rovine, e sull’apparizione di una seconda Fonte della Radianza, un’energia capace di assorbire la linfa delle creature viventi.

Pool of Radiance 2 consiste con l’occasionale sortita in qualche area all’aperto. Per quanto vi sia una trama che collega le varie zone della città , essa è estremamente lineare, e consiste in indizi e dialoghi con personaggi non giocanti che conducono alla scoperta di nuove aree. Creati i quattro protagonisti (o scelti da un registro di personaggi già  pronti) e completato il tutorial, giunge il momento di entrare in azione. àˆ a questo punto che ci si inizia ad accorgere come sia proprio vero che non tutto, a Myth Drannor, stia andando come dovrebbe.

Pool of Radiance 2: Ruins of Myth Drannor PC

Il primo problema è derivato dalla scelta di adottare le regole della Terza Edizione di “A D & D“, che introduce molta più libertà  nella crescita dei personaggi rispetto alle passate versioni, solo a progetto già  avviato. Ciò ha costretto i programmatori della Stormfront a molti compromessi, e i risultati sono stati classi mancanti (come il druido, il bardo e – incredibile a dirsi! – il mago, che in Pool of Radiance del 1988 c’era), abilità  omesse (i ladri, per esempio, non possono nascondersi nelle ombre) e incantesimi non implementati.

A una partenza di questo tipo, Stormfront ha fatto seguire una serie di scelte di progettazione discutibili. La prima di cui ci si accorge è l’impossibilità  di far scorrere la mappa intorno ai personaggi, dovendo questi rimanere praticamente sempre in gruppo e visibili sullo schermo. II ladro, per fare un esempio, non può andare in ricognizione allontanandosi dagli altri. Essendo il campo visivo incredibilmente ristretto, questa scelta “fissa” l’area di gioco a pochi metri quadri con la conseguenza che l’efficacia delle armi e degli incantesimi a lunga gittata risulta ridotta. Inoltre, non è possibile scorrere in alcun modo verso aree della mappa che normalmente rientrerebbero nella linea di vista dei personaggi. Il combattimento non è in tempo reale, come in BG, ma a turni, e presenta svariati problemi. Esiste una modalità  “movimento” che è più o meno in tempo reale, e che si interrompe non appena inizia uno scontro. Gli incantesimi di attacco, però, non possono essere lanciati in questa modalità , così è perfettamente possibile avvicinarsi di soppiatto a un gruppo di mostri, ma non lanciare un incantesimo a sorpresa.

D’altro canto, i personaggi di Pool of Radiance 2 sono dotati di un sesto senso che li avverte quando l’area in cui si trovano è assolutamente sicura per accamparsi – il bottone apposito, infatti, si colora di verde. Piantare le tende, tra l’altro, permette di recuperare tutti i punti ferita e gli incantesimi, e il risultato è una struttura di gioco che favorisce l’approccio “avanza, ammazza i mostri, riposati, avanza ancora”, a ripetizione.

Gli indizi che Pool of Radiance 2 non è stato adeguatamente progettato e testato abbondano. Avere implementato in siffatto modo le regole della Terza Edizione, ne rende alcune meno potenti delle altre (i ranger, per esempio, non possono usare due armi). L’avanzamento di livello è innaturalmente lento (circa un terzo del normale). Le segrete sono ricche di armi e oro, ma risultano pochissimi i luoghi dove è possibile acquistare o vendere qualcosa, e alla fine il gruppo si trova gravato da sacchi di inutili tesori. L’allineamento morale del personaggio, inoltre, non ha alcuna importanza all’interno della trama, e sulla mappa strategica non è possibile cliccare su una destinazione per raggiungerla.

Non si può scegliere un’abilità  e l’oggetto su cui usarla, se questo è a una certa distanza, ma occorre muovere ogni volta manualmente il personaggio accanto al particolare interessato e selezionare nuovamente l’abilità . A condire il tutto, la geografia dei luoghi che si esplorano è estremamente monotona e i combattimenti, mal calibrati, vanno dal troppo difficile al troppo semplice (come nel caso del deludente scontro finale). Se Pool of Radiance 2 fosse uscito nel 1997 lo si sarebbe giudicato, malgrado tutto, un’interessante trasposizione per PC del gioco di ruolo cartaceo per antonomasia, dello spirito più antico di “A D & D” (esplora, ammazza, arraffa, passa di livello). Sia la narrazione legata ad “Dungeons & Dragons”, sia i GdR su computer, però, sono cresciuti molto da allora! Con un’interfaccia utente poco intuitiva, un gran numero di scelte di progettazione discutibili, la facile possibilità  di reperire titoli analoghi che offrono maggiore qualità  a un prezzo spesso più basso e, infine, un tal Neverwinter Nights a far da rivale, è davvero impossibile evitare a Pool of Radiance 2 l’insufficienza. Davvero un peccato!

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