The Elder Scrolls III – Morrowind

Videogioco PC

autoredi data13 Marzo 2008 - 18:03 commentiNessun commento 4648 letture

The Elder Scrolls III – Morrowind

The Elder Scrolls III – Morrowind

Un gioco di ruolo, sia esso su carta o su computer, presuppone due concetti fondamentali: la totale libertà  d’azione e l’immedesimazione. Dobbiamo poterci identificare completamente con il nostro alter ego, rendendoci conto che non è solo un pupazzetto composto da poligoni proiettato in una situazione pericolosa, bensì la nostra immagine in un mondo vivido (seppur solo virtualmente).

The Elder Scrolls III – Morrowind

àˆ necessario studiare a fondo ogni nostra mossa, anche se dopo un “Game Over” la semplice pressione di un tasto ci riporterà  all’ultima posizione salvata. L’identificazione totale ci porta anche a non soffermarci sui soli obiettivi, bensì a girovagare in una città  o in un bosco per goderci il paesaggio e scambiare due chiacchiere con le persone che incontreremo. Entrare nei negozi non deve essere una necessità . In fondo, quando andiamo a fare shopping nella vita quotidiana, ci soffermiamo su certe vetrine solamente per dare un’occhiata e scoprire cosa c’è di nuovo e stimolante. I giocatori hanno atteso a lungo The Elder Scrolls III – Morrowind perché, dopo avergli dato una rapida occhiata alla presentazione ufficiale, si sono resi conto di quanto potesse soddisfare questi requisiti fondamentali, grazie anche all’esperienza della squadra di sviluppo, che con la serie di Daggerfall aveva sicuramente centrato tali obiettivi, pur mancandone altri.

The Elder Scrolls III – Morrowind

Una volta lanciato il programma, infatti, ci troveremo all’interno di una nave, più precisamente nella stiva, e saremo svegliati da un marinaio che chiederà  il nostro nome. Fatta questa prima scelta, ci verranno indicati i tasti fondamentali per controllare il personaggio e, varcando le porte della città  alla quale siamo approdati, dovremo fornire le altre informazioni relative al nostro aspetto, oltre che alla professione. Partiremo, dunque, dal gioco vero e proprio, e la creazione del protagonista sarà  un’esperienza strettamente legata ad esso, non una fase a sé stante, come spesso accade con i GdR.

The Elder Scrolls III – Morrowind

Tanto coinvolgimento immediato ci spingerà  a perdere un po’ di tempo guardandoci attorno, prima di intraprendere queste scelte fondamentali. I possessori di computer potenti rimarranno immediatamente colpiti dal dettaglio e dalla varietà  del paesaggio. Ammireremo ambientazioni enormi e curate in ogni particolare, come la vegetazione estremamente fitta, con centinaia di piante tutte diverse tra loro che si integrano perfettamente con il panorama circostante, popolato da altri personaggi riprodotti con tanto di graffi sulla cotta metallica e armi finemente cesellate. Il sole splenderà  alto, illuminando ogni oggetto visibile, scintillando sull’acqua e creando splendidi giochi di luce. Ed è proprio l’acqua che ci farà  gridare al miracolo, grazie al sapiente utilizzo dei Pixel Shader, una tecnologia ancora non pienamente sfruttata delle schede grafiche di nuova generazione. Le piccole increspature dovute al leggero moto ondoso e i riflessi di ogni oggetto sulla superficie liquida ci faranno venire voglia di immergerci, ed essendo liberi di farlo nessuno ci tratterrà  dal lanciarci dal ponte di attracco; del resto, sappiamo nuotare!

Volendo essere pignoli si può sottolineare come la densità  dell’acqua sia un po’ esagerata, e quanto la mancanza degli effetti speciali legati al cosiddetto bump mapping sul terreno e sulle rocce circostanti non permetta di utilizzare gli Advanced Pixel Shader offerti dagli acceleratori GeForce4 Ti, ma si tratta di critiche che lasciano il tempo che trovano, dal momento che mai si è vista tanta cura per l’aspetto meramente estetico in un videogioco. Accingendoci a raggiungere la riva, sentiremo gli schizzi, il rumore di passi, il vociare tutto attorno a noi, e ruotando la visuale noteremo come la spazialità  del suono sia stata riprodotta in maniera molto fedele.

The Elder Scrolls III – Morrowind

Cullandoci in tale sensazionale realismo, ci imbatteremo nella nostra prima missione, che consiste nel recarci nella vicina cittadina di Balmora per portare un plico di documenti a un residente della zona. Aiutati dai cartelli, oltre che da qualche suggerimento datoci dalle persone incontrate, ci incammineremo. Lungo la via, potrà  capitarci di incontrare una ragazza sola. La graziosa giovane, dopo un po’ di cerimonie, ci confiderà  qualcosa, chiedendoci anche di portare un suo guanto all’abitante di una città  vicina. Balmora può aspettare, e devieremo dal nostro cammino iniziale per recarci nel luogo indicatoci dalla bella conoscenza. Esplorando a destra e a manca, giungeremo nel villaggio e, dopo qualche chiacchierata con gli abitanti, riusciremo infine a incontrare il tizio, oltre che a consegnargli il guanto. Nel frattempo, le nostre peripezie ci avranno portato a scoprire che l’universo di Morrowind è pulsante di vita propria. Esiste un fortino di intrepidi legionari che potrebbe accettare la nostra domanda di arruolamento, così come una misteriosa gilda di ladri, unendoci alla quale saremmo in grado di intraprendere i furti più spettacolari. Decidendo di continuare fino a Balmora, i nostri orizzonti si spalancheranno ancora di più, e verremo coinvolti negli affari delle gilde mercantili, così come nelle vicende di elfi di ogni provenienza.

Già  dal primo grande avamposto proposto dal gioco, quindi, sarà  difficile seguire il corso principale della missione, ma il punto è proprio questo: a che scopo fissarsi su obiettivi predefiniti, rischiando di rimanere bloccati perché non riusciamo a superare una determinata missione? Meglio errare senza una meta e migliorare il nostro personaggio, lanciandoci nelle avventure che ci stimolano di più, lasciandole a metà  e riprendendole dopo aver allenato il nostro alter ego nelle sue molteplici abilità !

The Elder Scrolls III – Morrowind

Tanta libertà , dunque, che forse a un giocatore alle prime armi potrebbe far paura, ma che sicuramente sarà  agognata dai veterani del genere, coloro che non vedevano l’ora di imbattersi in un titolo che lasciasse loro mano libera in ogni situazione.

Le vie per raggiungere i nostri scopi si dimostreranno infinite, e principalmente saranno le caratteristiche del nostro personaggio a farci propendere per un approccio piuttosto che per un altro: la violenza potrebbe essere la via più semplice per un guerriero, mentre un mago si troverà  costretto a sfruttare l’astuzia e le pozioni, acquistate o fatte in casa grazie ai numerosi elementi recuperabili nei dintorni delle città  e nelle più oscure selve.

I difetti che affliggevano i precedenti episodi della serie Daggerfall sono stati risolti e, finalmente, l’esperienza di gioco è pienamente appassionante. Certo, qualche volta ci capiterà  di incastrarci nelle suppellettili, e per uscire da queste tristi situazioni dovremo “pestare” sui tasti sino a trovare il modo dì sfuggire all’apparente morsa degli oggetti, ma rispetto alla grandiosità  del tutto, questo neo ci pare davvero piccolo. La noia non arriverà  praticamente mai e, volendo seguire la trama, avremo meno difficoltà  che in passato. In pratica, sarà  lecito fare gli avventurieri erranti, così come cercare, con meno divertimento, di finire il gioco in maniera più classica.

L’unica nota stonata in questa sinfonia di emozioni è legata al sistema di combattimento, il quale si presenta praticamente identico a quello utilizzato in tutti i giochi di ruolo moderni, ma non funziona come dovrebbe e, soprattutto se abbiamo intrapreso la carriera di maghi, risulta assai frustrante!

Fatto salvo questo particolare, Morrowind è un’avventura che ci rapirà  per la sua vastità  e per la libertà  d’azione che ci viene concessa, e se ancora non dovesse bastarci, saremo in grado di espandere a piacimento l’universo del gioco grazie a un editor versatile e potente. Che desiderare di più? Sguinzagliate l’istinto dunque, perché le lande di Tamriel attendono il loro salvatore!


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